Ormotonic

ormotonic
36,60 €

Formato: 60 capsule

Posologia: 1 capsula a pranzo e 1 capsula a cena, preferibilmente prima dei pasti.

Utilizzo: Ormotonic è un integratore alimentare utile al mantenimento fisiologico del sistema ormonale femminile.

Quantità
In stock

Componenti Attivi:

Apporto componenti attivi
Contenuto per 2 capsule
Angelica 350mg
Soia
di cui isoflafoni totali
200mg
80mg
Leonorus 150mg
Astragalo 150mg
Agnocasto 150mg
Cardo mariano 150mg
Ginseng 150mg

Angelica: L'angelica (Angelica archangelica) è una pianta della famiglia delle Ombrellifere. Oltre alle proprietà carminativa, antispasmodica e antinfiammatoria, all’angelica è riconosciuta un’ attività fitoestrogenica. Le sostanze vegetali ad azione fitoestrogenica (fitoestrogeni) sono presenti in numerose piante officinali e storicamente utilizzate nelle patologie ginecologiche attualmente trattate con gli estrogeni di sintesi. L'Angelica cinese e giapponese contengono fitoestrogeni e possono essere utilizzate in caso di alti o bassi livelli di estrogeni. I fitoestrogeni hanno un effetto anfotero perché competono con gli estrogeni sul recettore cellulare: quando i livelli di estrogeni sono bassi, i fitoestrogeni svolgono un'azione estrogenica; quando i livelli di estrogeni sono alti, i fitoestrogeni occupando gli stessi siti recettoriali degli estrogeni, riducono l'attività estrogenica complessiva. L'effetto anfotero dei fitoestrogeni dell'Angelica può giustificare l'uso clinico di questa pianta nell'amenorrea e nella menopausa.

L'Angelica si può considerare un tonico uterino sulla base di questi ed altri studi:
E' stato dimostrato che l'Angelica giapponese esercita un effetto tonico sull'utero, determinando inizialmente un aumento delle contrazioni uterine e successivamente un rilassamento della muscolatura (Yoshiro K: The physiological actions of tang-kueri and cnidium. Bull Orien Healing Arts Inst USA 10, 269-278, 1985. ; Harada M, Suzuki M, and Ozaki Y: Effect of Japanese angelica root and peony root on uterine contraction in the rabbit in situ. J Pharmacol Dynam 7, 304-311, 1984.)
Inoltre la somministrazione di Angelica giapponese a dei topi ha indotto un aumento dell'utilizzo di glucosio da parte del fegato e dell'utero ed un aumento del peso uterino (Harada M, Suzuki M, and Ozaki Y: Effect of Japanese angelica root and peony root on uterine contraction in the rabbit in situ. J Pharmacol Dynam 7, 304-311, 1984.;Hikino H: Recent research on Oriental medicinal plants. Ecom Med Plant Res 1, 53-85, 1985.).

Soia: I principi attivi contenuti nei semi della soia sono chiamati isoflavoni. Gli isoflavoni appartengono alla categoria dei fitoestrogeni, sostanze di origine vegetale strutturalmente e funzionalmente simili agli estrogeni prodotti dall'organismo (in modo particolare da quello femminile, dal momento che quello maschile ne produce quantitativi limitati). Gli isoflavoni, pur presentando un'elevata affinità verso i recettori per gli estrogeni, possiedono un'attività estrogenica molto debole, circa 1.000-10.000 volte inferiore alla loro controparte endogena (estradiolo). Possiamo quindi paragonare i fitoestrogeni a chiavi sbagliate che, pur riuscendo a incastrarsi in una determinata serratura, non riescono ad aprirla. Il fatto che la chiave sia inserita ma non possa girare (legame isoflavoni/recettore degli estrogeni) impedisce l'ingresso nella serratura della chiave appropriata (estrogeni), bloccando l'azione di questi ormoni.

Tutte queste proprietà, comuni agli isoflavoni e ad altri fitoestrogeni, comportano un duplice vantaggio per l'organismo femminile.
In età fertile gli isoflavoni equilibrano l'attività degli estrogeni prodotti dall'organismo, proteggendolo da alcune forme tumorali, come il cancro al seno, più frequenti nelle donne con elevati livelli di questi ormoni.  Tale caratteristica è stata confermata da numerosi studi, anche se occorre segnalare la presenza di alcuni risultati contrastanti. In alcune ricerche epidemiologiche si è visto, per esempio, che le popolazioni in cui il consumo di soia è elevato presentano una minore incidenza di alcune forme tumorali, un ridotto tasso ematico di colesterolo e una minore incidenza dell'osteoporosi nel periodo postmenopausale. La genisteina, il principale isoflavone contenuto nella soia, si è dimostrata efficace nel ridurre la crescita dei vasi sanguigni che nutrono i tumori. Ciò sembra spiegare anche l'effetto protettivo che la soia, secondo alcuni studi, avrebbe nello sviluppo del cancro alla prostata nell'uomo.
Molte donne che rifiutano la terapia ormonale sostitutiva utilizzano gli isoflavoni come rimedio contro le vampate di calore. Queste sostanze, mimando l'attività degli estrogeni, nettamente diminuiti in seguito alla menopausa, hanno anche un'efficace azione protettiva nei confronti dell'osteoporosi e delle malattie cardiovascolari. Quindi, mentre in età fertile l'effetto benefico degli isoflavoni deriva soprattutto dalle loro proprietà antiestrogeniche, dopo la menopausa sono particolarmente utili le loro proprietà estrogeno-simili. Questa duplice funzione, apparente contraddittoria, dipende dall'ambiente ormonale in cui agiscono (livelli estrogenici molto alti in età fertile e molto bassi dopo la menopausa).

Leonorus: La leonurus cardiaca è una pianta officinale conosciuta in particolar modo per le sue proprietà tranquillizzanti benefiche tanto per il corpo quanto per la mente che viene solitamente impiegata per ridurre i sintomi di condizioni di natura prettamente femminile come il periodo mestruale o della menopausa, rilassando cuore e riducendo gli sbalzi d’umore. La cardiaca viene spesso impiegata durante il ciclo mestruale per alleviarne i dolori, inoltre riesce  a regolare gli sbalzi ormonali che possono portare a continui sbalzi di umore alle donne nel periodo pre e post mestruale. Un altro effetto interessante della pianta della cardiaca è la sua proprietà diuretica naturale, che può essere particolarmente utile per ridurre il gonfiore durante il ciclo mensile femminile. La cardiaca viene inoltre impiegata nelle donne in menopausa in quanto riesce a controllare gli sbalzi d’umore dovuti al climaterio.

Astragalo: L’Astragalus membranaceus, questo il nome scientifico, è una pianta perenne di altezza variabile: dai 25-40 ai 150 centimetri, raggiunto il pieno accrescimento.La parte impiegata come doga vegetale sono le radici, dal tipico colore bruno. Originario della Cina, dove cresce spontaneamente, è molto diffuso anche in Corea, Mongolia e Siberia, mentre nelle altre aree del mondo viene coltivato in serra o in vivai. Proprio la sua grande disponibilità in Oriente ne spiega il ricorso nei secoli per la medicina tradizionale, per degli effetti sia confermati dalla saggezza popolare che dalla recente scienza medica.

Le radici risultano ricche di molti principi attivi, tra qui le saponine astragalosidi, gli isoflavoni come la calicosina e la formonoletina, ammine biogene, polisaccaridi e flavonoidi. Queste caratteristiche ne conferiscono un potere antinfiammatorio e immunostimolante, molto indicato per le affezioni delle vie respiratorie stagionali, quindi in inverno per il trattamento di influenze e raffreddori. Inoltre pare che la pianta presenti delle specifiche peculiarità antiretrovirali nonché antineoplastiche, specificate nel rafforzamento dell’azione dei linfociti T, al momento tutt’ora al vaglio della scienza medica.

Agnocasto: Al di là della tradizionale denominazione latina (Vitex agnus castus L.), l'agnocasto riconosce diversi nomi volgari, come Albero del pepe, Pepe falso o Pepe dei monaci; all'estero, poi, la droga è conosciuta anche come Chasteberry, Chaste tree e Monk's pepper.  Tra tutti, il termine a nostro avviso più interessante - perché dice molto sul suo passato impiego fitoterapico - è quello di "Albero della Castità". Già gli antichi Greci, infatti, ne conoscevano le proprietà inibenti sulla libido, tanto da renderlo compagno di vita delle sacerdotesse facenti voto di castità; la tradizione fu poi raccolta durante il Medio Evo, quando i monaci erano soliti utilizzare la tintura di bacche fresche per sopprimere gli impulsi sessuali; l'impiego dell'agnocasto in tal senso è poi chiaramente caduto in disuso.

La droga è costituita dai frutti maturi ed essiccati. I frutti sono delle bacche di colore nero-rossastro contenenti quattro semi, il cui sapore - leggermente pungente e simile al pepe. Al suo interno ritroviamo glicosidi iridoidi, flavonoidi, terpeni, alcaloidi ed una minima percentuale di oli essenziali. Tra gli iridoidi segnaliamo l'agnuside, che rappresenta la sostanza di riferimento per valutare la qualità della droga.

L'agnocasto viene impiegato per armonizzare il bilancio ormonale della donna, regolando il sistema ovulatorio in presenza di amenorrea e dismenorrea, e migliorando i disturbi neurovegetativi (vampate di calore) in menopausa.

L'azione fitoterapica dell'agnocasto si espleta a livello dell'ipofisi, dove rallenta il rilascio di prolattina da parte del lobo anteriore grazie al suo effetto dopaminergico (la dopamina è un neuromediatore che inibisce la secrezione di prolattina). L'agnocasto, sembra inoltre agire positivamente sul riequilibrio del rapporto estrogeni/progesterone a favore di quest'ultimo (il calo di tale rapporto a favore degli estrogeni, comune nella premenopausa, può provocare gonfiore dei seni o dell'addome, disturbi del ciclo, infertilità ed aumento di peso). L'esatto meccanismo di azione dell'agnocasto, comunque, non è stato ancora completamente chiarito e, più che ad una singola sostanza attiva, è attribuibile al fitocomplesso. 

La Commissione E tedesca raccomanda l'utilizzo dell'agnocasto nei casi di anomalie del ciclo mestruale, nella sindrome premestruale e per alleviare la mastodinia.
Gli estratti di agnocasto possono essere utilizzati per normalizzare l'ovulazione e le mestruazioni dopo interruzioni causate dalla pillola anticoncezionale.
L'efficacia dell'agnocasto è stata confermata da diversi studi clinici randomizzati, in modo particolare nell'ambito del trattamento dei disturbi del ciclo, specie la mastodinia, e della sindrome premestruale.

Cardo Mariano: La silimarina è il principio attivo contenuto nei frutti di questa pianta, questa sostanza naturale è dotata di sicura azione contrastante gli effetti epatolesivi di svariati agenti epatotossici. Ai frutti vengono pertanto riconosciute un’ attività epatoprotettrice ed un’azione rigeneratrice a livello dell’epatocità. Grazie al sue effetto depurativo del fegato il cardo mariano è in grado di alleviare i mal di testa associati al ciclo mestruale. Altre due azioni importanti a livello del cardo sono quella di riequilibrare gli ormoni femminili ed in particolare gli estrogeni e di alleviare i crampi associati ai dolori mestruali grazie alla sua azione antispasmodica.

Ginseng: I principi attivi del ginseng sono chiamati ginsenosidi. I ginsenosidi oltre ad avere i ben noti effetti adattogeni e quindi aiutare l’organismo a sopportare periodi di stress psicofisico, hanno  proprietà estrogeniche e afrodisiache, utili anche come coadiuvanti in caso di impotenza di origine endocrina e psichica.

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